Apex Construct, mostrato per la prima volta durante la passata Paris Games Week, è il primo titolo sviluppato e pubblicato da Fast Travel Games, software house Svedese con sede a Stoccolma, fondata nel 2016 e composta da ex lavoratori di Rovio, DICE e EA. Il team è fortemente coinvolto nella produzione di titoli VR per creare esperienze di gameplay ricche di componenti sociali e di narrazione.
Apex Construct ci porta in un futuro distopico in cui la razza umana è “estinta”. Qui, nei panni dell’ultimo essere umano sopravvissuto, ci troveremo coinvolti nella lotta tra due intelligenze artificiali bloccate in un conflitto perenne per decidere le sorti del mondo.
In questa recensione vi parlerò dei motivi per cui questo titolo è, purtroppo, un’occasione mancata per un’avventura VR che poteva regalare diverse ore di divertimento. Prima di iniziare, ricordo inoltre che il titolo necessita obbligatoriamente del PlayStation VR.

La nostra recensione di Apex Construct!

Apex Construct è un’avventura d’azione incentrata su di una trama lineare, ricca di mistero e combattimenti con arco e frecce. Il titolo inizia fin da subito col farci capire che la Terra non è più quella che conosciamo. Il nostro personaggio, ultimo umano sopravvissuto, riprende coscienza in uno spazio etereo, scuro e sconosciuto, con una voce metallica intenta a rassicurarci ed a trasportarci in un luogo “a noi più piacevole”. Ci risvegliamo dunque sulla Terra, o almeno quanto ne è rimasto. Fin da subito capiamo che qualcosa deve essere successo. L’ambiente è strano, treni deragliati, edifici intatti ma capovolti e pesanti deformazioni del terreno. E mentre ci rendiamo conto di ciò quella voce ci parla, Fathr è il suo nome. Fathr si presenta quindi a noi come una intelligenza artificiale, in lotta con un’altra IA chiamata Mothr e le sue macchine. Non mi spingo oltre per non fare spoiler, ma quanto detto fin’ora viene tutto spiegato, per quanto in modo più complicato, nei primi minuti di gioco. Non preoccupatevi. Da qui in avanti la trama verrà approfondita moltissimo, nonostante molto di quello che apprenderete lo troverete scritto in fogli sparsi per la mappa o su computer ancora funzionanti.
Per quanto mi riguarda, dopo aver esplorato ben bene l’area di gioco, la trama ed il lore del titolo mi hanno coinvolto tantissimo. Avanzare nella trama è stato piacevole e, nonostante non fosse originale come incipit, riuscire a capire cosa è successo ed in che modo, mi ha spinto a portare a termine il titolo tutto d’un fiato, soprattutto grazie all’immersione garantita dalla realtà virtuale, capace di lasciarmi immedesimare nel protagonista dell’avventura.
Muovendo invece una critica sulla trama, non mi è piaciuto per nulla il finale, sbrigativo e non appagante. Ci ho messo qualche minuto a rendermi conto di aver terminato il gioco, spingendomi addirittura a controllare i trofei per vedere se ne mancava qualcuno di trama.
L’avventura è strutturata in modo tale da avere un hub centrale dal quale selezionare le varie missioni. Ogni missione potrà, in qualunque momento, essere rigiocata sia per cercare i vari collezionabili che per ottenere esperienza. La longevità del titolo si aggira sulle 5 ore di gioco, esplorando ogni area e cercando, di conseguenza, qualche collezionabile. La rigiocabilità, per quanto concessa e utile (nel caso ci si voglia potenziare), non è così allettante. Una volta portata a termine la storia poco, se non i collezionabili, ci spingeranno a ripeterla.

Parlando di gameplay, Apex Construct è piuttosto semplice. Potremo interagire con i vari oggetti sparsi per la mappa, utilizzare l’arco per attaccare le macchine nemiche e risolvere enigmi, mai troppo complessi, per proseguire nell’avventura.
Per interagire con il gioco potremo utilizzare solamente i controller Move, il pad base di PlayStation 4 non è supportato, non potrete proprio far partire il gioco senza aver connesso i Move. Inizio subito col dire che Apex Construct è il primo titolo VR che ho preferito giocare in piedi; seduti, nonostante sia apprezzabile allo stesso modo, ho trovato molto più complicati i combattimenti. Stando in piedi, mirare con l’arco e difendersi mi è risultato molto più naturale e preciso.
Il movimento è basato sul teletrasporto, come già visto in molti altri titoli VR, indicando il luogo in cui vogliamo spostarci e nel ruotare la visuale lateralmente, entrambi premendo l’apposito tasto. Il tutto risulta piuttosto preciso ed intuitivo nonostante abbia avuto non pochi problemi prima di abituarmi, soprattutto durante i combattimenti, in cui le macchine, avvicinandosi molto velocemente, mi aggiravano senza problemi uccidendomi. Un piccolo scatto, come visto in Doom VR, avrebbe aiutato non poco durante gli scontri.
Il combattimento, oltre ai problemi di movimento citati poco fa, è piuttosto divertente. La gestione dell’arco è del tutto legata alla mano che preferite (potrete scegliere ad inizio gioco), mentre con l’altra dovrete incoccare la freccia, tendere l’arco e scagliarla contro i nemici. Con l’avanzare della trama avrete accesso a 3 differenti tipi di frecce potenziabili con l’esperienza accumulata, anche se alcune sono decisamente più utili di altre. Con l’arco potrete anche difendervi, infatti, tramite la pressione dell’apposito tasto, potrete creare uno scudo che bloccherà i colpi nemici finché è carico, la carica verrà ripristinata nel tempo e potrà essere potenziata con l’esperienza accumulata sconfiggendo le macchine. Inoltre, potrete trovare nell’ambiente delle granate e delle mine utilizzabili in battaglia, da utilizzare quando necessario. Sul sistema di combattimento non ho molto altro da dire, è un vero peccato che i controlli di movimento non aiutino perché altrimenti non ci sarebbero stati problemi di sorta.
Come vi abbiamo detto prima, per proseguire nella trama dovremo risolvere degli enigmi. Questi enigmi non richiedono chissà quale logica o pensiero laterale per essere risolti, basterà trovare il codice di accesso, nascosto da qualche parte nell’area della missione, ed inserirlo nell’apposito computer. In realtà ciò che mi ha colpito è il poter interagire con dei computer nella mappa. Questi computer hanno un sistema DOS nel quale inserire comandi sia per scoprire gli eventuali codici sopracitati, che per leggere i file di sistema e scoprire qualcosa di più sul mondo di gioco. Per quanto possa sembrare una banalità, digitare su quelle tastiere virtuali (gli ormai troppo vecchi) “DIR” o “OPEN [nome del file]” ha contribuito enormemente alla mia immersione nel gioco, spingendomi ad approfondire e leggere ogni file che ho trovato sui vari computer sparsi per l’intero gioco.


Tecnicamente il titolo è ben rifinito, nonostante qualche pop up improvviso e qualche scalettatura che, su PS4 Pro, non inficia sulla qualità del prodotto in sé. Ciò che mi ha creato diversi grattacapi è l’impossibilità di regolare i livelli dell’audio. Nonostante le musiche siano piacevoli e i rumori ambientali di sottofondo aiutino l’immersione, non riuscivo a capire nulla di quello che veniva detto dalle IA a voce. In quei momenti dovevo smettere di fare qualunque cosa e concentrarmi al 100% su ciò che veniva detto. La voce delle IA è metallica e quasi sussurrata, completamente coperta da altri suoni che mi hanno costretto a dover riascoltare più volte certi dialoghi per comprenderne il significato. Davvero una pessima gestione dei livelli che poteva tranquillamente essere evitata.
Inoltre, tasto dolente per molti videogiocatori, il titolo è completamente in inglese. I dialoghi e i testi saranno completamente anglofoni, senza alcuna possibilità di mettere sottotitoli (cosa che, dati i problemi con l’audio, avrebbe se non altro aiutato). Per cui sappiate che per comprendere a pieno lo svolgersi degli eventi dovrete avere una buona conoscenza della lingua.
I modelli delle mani e delle macchine nemiche sono dettagliati, con animazioni semplici ma ben realizzate.
Per quanto riguarda il motion-sickness mi sono trovato benissimo. Non ho provato alcun tipo di fastidio, se non la stanchezza nel giocare in piedi con le braccia tese per l’arco.
Infine, veramente troppi bug. Nell’ultima missione sono stato costretto ad uscire e a rientrare nel gioco 5 volte, per un bug che si ripresentava sistematicamente ad ogni mio tentativo, con nemici immobili ed immortali che non mi consentivano di proseguire. Ho dovuto aggirare io stesso il problema, trovando una soluzione che, per quanto stupida e controproducente, mi ha finalmente concesso di terminare la storia.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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